sabato 15 novembre 2014

I cavalieri che fecero l'impresa

La storia la si scrive inconsapevolmente, la si scrive con la penna indelebile perché resti nei libri. La si scrive nei palazzi della politica ma anche nelle piazze e, a volte, in posti che non ti immagini. Questa sera è andata così, la storia sportiva della Repubblica più piccola del mondo è stata scritta su un terreno semisintetico che fa schifo, davanti ad una cornice di pubblico non troppo numeroso, da 23 ragazzi che vendono carissima la pelle unicamente per passione, all’ora in cui gran parte dei coetanei sorseggiano un aperitivo pensando alla serata al Cocorico.
Nella settimana in cui tutto il mondo esalta l’Estonia per i grandi passi nello sviluppo dei propri sistemi informatici, per la grande capacità di attrarre imprese, per la crescita felice che riesce a vivere sul piano politico a paragone dei quali San Marino pare indietro anni luce, quei 23 eroi sono riusciti ad eguagliarla almeno in un campo. Che non sarà politicoeconomico ma in un campo che ha comunque addosso gli occhi di milioni di persone.
La Nazionale di San Marino strappa il terzo pareggio della storia, lo fa grazie alle parate di un Aldo Simoncini che continuiamo tutti a chiederci per quale motivo non abbia sfondato nel calcio che conta, grazie ad un Andy Selva immortale che mette il passato alle spalle e lotta come un bambino su ogni pallone, grazie a due centrocampisti di grande qualità (e anche in questo caso mi chiedo se davvero la Serie C ha giocatori tanto migliori) come Tosi e Chiaruzzi (in assoluto il migliore) e grazie alle tre colonne della difesa: Davide Simoncini, Christian Brolli e Fabio Vitaioli. Grazie ad un Bonini riscoperto, ad un Matteo Vitaioli in forma strepitosa, ai due argentini tutto gas e ad un Palazzi che conferma di meritarsi la fiducia che gli hanno dato in Serie C. Pierangelo Manzaroli è il condottiero che ha firmato l’impresa, il degno erede di Giampaolo Mazza e Giorgio Leoni (che firmarono i due precedenti pareggi), uno che si divide tra campo e lavoro (e anche in questo caso non capisco perché).
La storia la si scrive inconsapevolmente ma qualcosa era nell’aria. Scusatemi se dico che me la sentivo.
Non ho intenzione di salire su un carro dal quale, volutamente o meno, sono sceso lo scorso anno ma se vi confesso che un paio di lacrime mi sono scese sulla faccia come fossi stato in mezzo al vampo vi giuro che non mento. Perché quei ragazzi ti fanno sentire uno di loro quando sei con loro, ti fanno sentire sammarinese come pochi altri, ti regalano emozioni senza chiedere nulla in cambio e meritano il rispetto di un intero paese. Ringraziateli se domani li vedete in giro per strada, ringraziateli se li incontrate al bar, mandategli un sms se avete il loro numero.
Questi ragazzi ci hanno fatto sentire grandi e hanno onorato uno stemma sul quale in troppi spesso hanno sputato. Una bandiera che in troppi hanno infangato e che invece loro questa sera hanno fatto luccicare.
Grazie di cuore.

Alan

3 commenti:

  1. I bambini davanti ai nostri giocatori con la mano sul cuore durante l'inno, questo vuol dire amare la nostra Nazionale e la nostra Repubblica.

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  2. I bambini in tribuna ad incitarli fino alla fine vuol dire amare la nostra Nazionale

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  3. Una bellissima soddisfazione, anche se alla fine un pò di amaro in bocca.
    Siamo stati così vicini , forse mai cosi vicini, a compiere l'impresa completa

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