La storia la si scrive inconsapevolmente, la si scrive con
la penna indelebile perché resti nei libri. La si scrive nei palazzi della
politica ma anche nelle piazze e, a volte, in posti che non ti immagini. Questa
sera è andata così, la storia sportiva della Repubblica più piccola del mondo è
stata scritta su un terreno semisintetico che fa schifo, davanti ad una cornice
di pubblico non troppo numeroso, da 23 ragazzi che vendono carissima la pelle
unicamente per passione, all’ora in cui gran parte dei coetanei sorseggiano un
aperitivo pensando alla serata al Cocorico.
Nella settimana in cui tutto il mondo esalta l’Estonia per i
grandi passi nello sviluppo dei propri sistemi informatici, per la grande
capacità di attrarre imprese, per la crescita felice che riesce a vivere sul
piano politico a paragone dei quali San Marino pare indietro anni luce, quei 23
eroi sono riusciti ad eguagliarla almeno in un campo. Che non sarà politicoeconomico
ma in un campo che ha comunque addosso gli occhi di milioni di persone.
La Nazionale di San Marino strappa il terzo pareggio della
storia, lo fa grazie alle parate di un Aldo Simoncini che continuiamo tutti a
chiederci per quale motivo non abbia sfondato nel calcio che conta, grazie ad
un Andy Selva immortale che mette il passato alle spalle e lotta come un
bambino su ogni pallone, grazie a due centrocampisti di grande qualità (e anche
in questo caso mi chiedo se davvero la Serie C ha giocatori tanto migliori)
come Tosi e Chiaruzzi (in assoluto il migliore) e grazie alle tre colonne della
difesa: Davide Simoncini, Christian Brolli e Fabio Vitaioli. Grazie ad un
Bonini riscoperto, ad un Matteo Vitaioli in forma strepitosa, ai due argentini
tutto gas e ad un Palazzi che conferma di meritarsi la fiducia che gli hanno
dato in Serie C. Pierangelo Manzaroli è il condottiero che ha firmato
l’impresa, il degno erede di Giampaolo Mazza e Giorgio Leoni (che firmarono i
due precedenti pareggi), uno che si divide tra campo e lavoro (e anche in
questo caso non capisco perché).
La storia la si scrive inconsapevolmente ma qualcosa era
nell’aria. Scusatemi se dico che me la sentivo.
Non ho intenzione di salire su un carro dal quale,
volutamente o meno, sono sceso lo scorso anno ma se vi confesso che un paio di
lacrime mi sono scese sulla faccia come fossi stato in mezzo al vampo vi giuro
che non mento. Perché quei ragazzi ti fanno sentire uno di loro quando sei con
loro, ti fanno sentire sammarinese come pochi altri, ti regalano emozioni senza
chiedere nulla in cambio e meritano il rispetto di un intero paese.
Ringraziateli se domani li vedete in giro per strada, ringraziateli se li
incontrate al bar, mandategli un sms se avete il loro numero.
Questi ragazzi ci hanno fatto sentire grandi e hanno onorato
uno stemma sul quale in troppi spesso hanno sputato. Una bandiera che in troppi
hanno infangato e che invece loro questa sera hanno fatto luccicare.
Grazie di cuore.
Alan
I bambini davanti ai nostri giocatori con la mano sul cuore durante l'inno, questo vuol dire amare la nostra Nazionale e la nostra Repubblica.
RispondiEliminaI bambini in tribuna ad incitarli fino alla fine vuol dire amare la nostra Nazionale
RispondiEliminaUna bellissima soddisfazione, anche se alla fine un pò di amaro in bocca.
RispondiEliminaSiamo stati così vicini , forse mai cosi vicini, a compiere l'impresa completa